Diventare maggiorenni in Croce Rosa Celeste
Giulia, 18 anni compiuti il 15 Marzo del 2009, a ottobre ha festeggiato il suo “primo anniversario” in Croce Rosa Celeste.
Fissiamo appuntamento in Feltrinelli, alle ore 14*00, perché Giulia va ancora a scuola, e le lezioni finiscono alle 13*30.
La trovo puntuale, un po’ emozionata, perché ha preso sul serio l’impegno di essere “intervistata” per il “giornalino” dell’Associazione.
Giulia è una persona molto genuina, entusiasta, e non ha nascosto un velo di “imbarazzo”, ma anche di orgoglio quando le abbiamo proposto di raccontarci la sua esperienza di giovane volontaria, che ha iniziato la sua “carriera” in associazione a soli 17 anni.
Dopo avere ordinato un’insalata e un toast iniziamo a parlare, si cala nel ruolo e aspetta le domande.
Un po’ intimidita mi rivela: “Non mi sono preparata molto!”. Non le nascondo che anch’io avevo lasciato a casa il foglio che mi ero preparata. Siamo compagne di squadra, quindi ho lasciato che prendessero il sopravvento i racconti più spontanei.
Giulia inizia a spiegare: tanti anni trascorsi negli scout, che a un certo punto la incoraggiano a fare un’attività di volontariato esterna. “Volevo affrontare un’esperienza “diversa” rispetto a quelle che usualmente facevano nei gruppi scout: il dopo scuola per i ragazzi, l’accompagnamento di persone anziane e invalide..”
Giulia, aveva in testa di fare servizio in ambulanza, complice Alberto, suo fratello maggiore, anche lui in Croce Rosa da quando aveva 18 anni.
“Non ho il pallino delle cose mediche”, mi dice, e per un attimo mi viene da sorridere di fronte all’apparente paradosso, che lei stessa chiarisce con molto semplicità: “mi interessava vedere realtà diverse da quella dove sono cresciuta e con le quali in altro modo non sarei mai entrata in contatto, Per esempio, come avrei potuto altrimenti vedere come è un campo rom? Mi interessava il contatto con le persone. Condividere le loro esperienze!”
I volontari in Croce Rosa Celeste possono uscire compiuto il 18esimo anno di età. Quando è entrata Giulia ne aveva 17. Suo fratello Alberto l’aveva invitata a una cena in sede. Da quel momento è rimasta con noi, facendo per molti mesi servizio di Centralino e frequentando il corso due sere la settimana.
Le chiedo se quell’anno le fosse pesato. “No, lo facevo volentieri, anche se non ti nascondo non vedevo l’ora di uscire. Sentivo i racconti, vedevo gli altri uscire ma sapevo che prima o poi sarebbe toccato anche a me!”.
Ovviamente l’impazienza e l’attesa crescevano man mano che si avvicinava il fatidico 15 marzo. Un compleanno diventato per lei doppiamente importante: maggiorenne e finalmente autorizzata ad “uscire”!!
Ricordo ancora il momento in cui le hanno consegnato la divisa, l’orgoglio con cui l’ha indossata e il ritorno a casa in bicicletta con il fratello. Pedalava fiera con il suo giaccone arancione, finalmente anche lei era a tutti gli effetti parte del gruppo!!
Giulia ha fatto la sua prima uscita in ambulanza il 16 marzo, il primo turno da maggiorenne. E proprio di quella sera ha i ricordi del servizio ad oggi per lei più toccante:
“Sai, una mia coetanea picchiata dai genitori, era in lacrime e piena di lividi”. Fabio , il mio caposervizio, mi ha incoraggiato a parlarle, e forse perché eravamo coetanee abbiamo chiacchierato un sacco. Alla fine mi ha confessato di non volere più tornare a casa”. “Mi è venuta una tristezza profonda, mi sembrava impossibile che ci fossero persone che soffrivano così tanto a causa dei propri genitori. Potevo esserci io al suo posto!”.
Di quel 16 marzo ha anche il ricordo più bello, perché alla fine del turno è stata festeggiata doppiamente: per il suo battesimo di soccorritrice e ovviamente per il suo compleanno.
Anche i suoi compagni di corso sono arrivati al gran completo per brindare con lei. Sorride e non maschera una certa commozione al ricordo di tutti quei festeggiamenti.
Giulia, nella nostra squadra, è sicuramente la più giovane, e devo dire che è molto più giovane della maggioranza di noi.
“Ma non ti è mai pesato essere in una squadra di “vecchioni” come la nostra?” la provoco..
“Inizialmente credevo anch’io potesse essere un problema. Mi sembravate così vecchi, pensavo: cosa avrò da dire a questi qui? Poi mi sono resa conto, che con voi posso parlare liberamente. Mi sono confrontata su un sacco di cose. Si ride, si scherza, insomma aveva ragione Alberto (ndr il fratello), quando gli avevo fatto la stessa tua domanda. Mi aveva risposto che lui stava benissimo e si divertiva un sacco!!!”
Non manca di fare una delle sue solite gaffe al momento di ordinare il caffè: “La signora prende un cappuccino”.. L’ho guardata di traverso: “vuoi darmi anche del Lei ragazzina?”.
Il suo entusiasmo per quanto sta facendo è molto contagioso. Ha coinvolto alcuni amici che incuriositi hanno voluto sapere, e in alcuni casi sono anche entrati in associazione.
Mi confessa, però: “Sai molti miei coetanei e anche carissimi amici mi ammirano e vogliono sapere, ma poi spesso mi chiedono che voglia ho di fare volontariato. Di rinunciare a feste, weekend e a divertirmi con gli amici. A me non pesa , anzi sono contenta di quello che sto facendo, anche se ogni tanto devo rinunciare a qualche cosa. È molto quello che sto imparando, e comunque sto bene e mi diverto”.
Le chiedo se i suoi genitori appoggiavano la sua scelta. “Si certo, anche se non mi posso lamentare quando sono stanca….”e sorride, “il primo anno è stato impegnativo, la scuola, gli scouts, il corso, i turni, i turni a San Siro, avevo molte cose da fare, ma alla fine sono riuscita a fare tutto. Al corso c’era un buon gruppo, e ci siamo sempre dati una mano quando avevamo bisogno di scambiarci i turni. Le notti non mi sono pesate tanto.. non è molto diverso che tornare alle 3 da una festa, o da un servizio serale normale, poi la Fede (il nostro capoturno) cercava sempre di assegnarmele durante il weekend, così non mi addormentavo sui banchi!!
Mi racconta poi quanto le siano state utili le nozioni apprese durante il corso durante un campo scouts in Albania, dove era andata per curare dei bambini. Un suo amico era stato male, e mi racconta di “quanto fosse stato importante sapere cosa fare.”.
Giulia non è un’aliena. Non è l’unica volontaria minorenne entrata in Croce Rosa Celeste. Nello stesso periodo è entrata anche Cinzia, 17 anni, e hanno frequentato il corso insieme. Ma anche la storia parla di volontari che hanno prestato volontariato da minorenni aiutando in associazione con mansioni varie, per godersi a 18 anni e un giorno la “prima uscita in rosa”. Chi in associazione non conosce il “Mosca”, entrato minorenne nel 1960 e con noi ufficialmente dal 1962 ? Parliamo di ben 47 anni di servizio ufficiale, anche se lui tiene a sottolineare che gli hanno fregato ben due anni!! Oppure “Antonellino Predellino”, compagno di squadra di Giulia, in associazione da 38 anni? Proprio Predellino mandò una mail il 17 marzo a tutti noi:
”Oggi pomeriggio….. ho incontrato per caso Giulia. Ve la descrivo ; semplice, serena, raggiante ….Ho visto nei suoi occhi la gioia e l'importanza per il compimento dei suoi diciotto anni,
ma soprattutto l'entusiasmo e l'emozione con la quale mi ha descritto quell' atteso "primo giro rosa" avvenuto qualche ora dopo.
Esattamente come accaduto a me un po’ di anni fa ; inevitabilmente ho rivissuto con i
suoi occhi la stessa gioia ed emozione, indelebilmente impressa nei miei ricordi e
nella mia anima. E per questo la ringrazio con tutto il cuore…:sono felice per Giulia,
ma sono ancor più felice per la nostra squadra che, dopo Alberto, non può che
essere onorata ed orgogliosa di avere fra le sue fila "uno di noi".
Alessandra Cipelletti